La Banca centrale russa ha ridotto a settembre le proprie riserve auree di circa 6,2 tonnellate, pari a 200mila once troy, portandole a 72,8 milioni di once, circa 2.264 tonnellate, il livello più basso dalla fine del 2019. Dall’inizio delle vendite, a dicembre 2025, il calo complessivo è di circa 62 tonnellate. Pochi giorni prima la banca centrale del Kazakhstan aveva annunciato che entro fine anno ridurrà la quota di oro nelle riserve dal 78 al 75 per cento, mentre la Banca nazionale di Polonia prosegue il piano di accumulo fino a 700 tonnellate.
Adam Stroniawski, amministratore delegato del rivenditore polacco di metalli preziosi Mennica Skarbowa, ha dichiarato a Euronews che l’impatto di queste operazioni sul prezzo globale dell’oro sarebbe trascurabile. A suo giudizio le vendite russe avvengono fuori dal mercato di Londra, mentre quelle kazake sono di entità limitata e distribuite nel tempo.
Mosca sta attraversando la più ampia riduzione prolungata delle riserve auree dalla crisi del 1998, in un quadro di deficit federale in crescita e di spese per difesa e sicurezza stimate al 38 per cento del bilancio 2026. Il disavanzo di quest’anno potrebbe arrivare a 7,3 trilioni di rubli, il doppio delle previsioni iniziali. Secondo le statistiche del Fondo monetario internazionale, un ritmo di vendita più rapido si è registrato una sola volta, nel 1998, quando furono cedute 118 tonnellate in tre mesi. Alla fine di quell’anno una parte dell’oro era stata riacquistata e il calo annuo si era fermato a circa 50 tonnellate, meno di quello registrato finora nel 2026.
Le vendite attuali risultano collegate a operazioni “a specchio” con il ministero delle Finanze: la banca centrale cede sul mercato l’oro del Fondo nazionale di ricchezza che il ministero aveva già venduto per coprire il disavanzo, secondo quanto ricostruito da Reuters. La governatrice Elvira Nabiullina ha dichiarato l’11 settembre che la banca non fornisce ulteriori dettagli sulle operazioni in oro. Dopo la chiusura del mercato di Londra all’oro russo, gli esportatori si sono rivolti all’Asia: da gennaio a luglio circa 100 tonnellate sono arrivate a Hong Kong, il triplo dello stesso periodo del 2025. Stroniawski ritiene che l’acquirente principale sia la banca centrale cinese e non esclude che Mosca torni a ricostituire le riserve, come fece dopo il 1998. I dati disponibili indicano però soltanto che una parte dell’oro russo confluisce in Cina, con acquisti ai massimi storici.
Il Kazakhstan e il peso dei rendimenti
La vicegovernatrice della banca centrale kazaka, Aliya Moldabekova, ha spiegato in un’intervista a Bloomberg che l’oro rappresenta il 78 per cento delle riserve, pari a 386 tonnellate su 66,4 miliardi di dollari di riserve valutarie a fine settembre. Con una simile concentrazione le riserve assomigliano a “un portafoglio con un solo asset”, ha detto, indicando come ulteriore motivo i rendimenti dei titoli del Tesoro statunitense, che rendono il dollaro più attraente. Metà della riduzione sarà realizzata con la vendita di opzioni e il resto con vendite a pronti, e la quota potrebbe scendere automaticamente se il prezzo scendesse sotto i 4mila dollari l’oncia.
Il passaggio da compratore a venditore è rilevante perché la banca centrale kazaka era stata, secondo il World Gold Council, la quarta maggiore acquirente al mondo nei primi otto mesi del 2026. Stroniawski interpreta la mossa come una scelta forse temporanea, legata al deficit di bilancio o alla presa di profitto dopo anni di acquisti, mentre le motivazioni fornite dalla banca riguardano concentrazione e rendimenti. Il taglio di tre punti percentuali nella quota, non equivale alla vendita del 3 per cento dell’oro fisico, e questo, secondo l’esperto, limita l’effetto sul mercato.
La Polonia verso le 700 tonnellate
Il 20 gennaio la Banca nazionale di Polonia ha deciso di aumentare le riserve auree da circa 550 a 700 tonnellate, senza indicare una scadenza. Il 3 giugno il governatore Adam Glapiński ha comunicato che le riserve avevano superato 613 tonnellate, collocando il Paese tra i primi dieci al mondo. Nel 2025 la banca polacca era stata la maggiore acquirente tra le banche centrali, con 95 tonnellate nei primi undici mesi secondo il World Gold Council.
Stroniawski esclude che Varsavia possa seguire Mosca e Astana: le politiche del governo e quelle della banca centrale vanno in direzioni diverse e in questa legislatura una liquidazione delle riserve è improbabile. Le 700 tonnellate, a suo avviso, saranno solo una tappa e non la fine degli acquisti, perché riserve auree elevate migliorano il merito di credito del Paese e aiutano a stabilizzare la valuta. Glapiński ha descritto l’oro come privo di rischio di credito e indipendente dalle decisioni di politica monetaria di altri Paesi.
Prezzi e prospettive per chi investe
Secondo i dati del World Gold Council citati da Euronews, l’oro è salito del 25,5 per cento nel 2024 e del 67,4 per cento nel 2025 in dollari, ma nei primi nove mesi del 2026 ha perso il 4,4 per cento. Stroniawski sostiene che le correzioni temporanee non modificano il trend di lungo periodo e che gli acquisti delle banche centrali e della domanda di bene rifugio sosterranno ulteriori rialzi. Chi ha comprato qualche anno fa, osserva, può oggi valutare di incassare i profitti, ma i guadagni affidabili arrivano solo su orizzonti lunghi.
Il quadro delle banche centrali resta nel complesso orientato all’accumulo: una rilevazione del World Gold Council indica che il 95 per cento delle banche centrali intervistate prevede un aumento delle riserve auree mondiali nei prossimi dodici mesi. Anche il Kazakistan, ha precisato Moldabekova, porterà prima la quota al 75 per cento e valuterà poi la situazione, ricordando che il mercato vede la possibilità di ulteriori rialzi del prezzo.
Didascalia: Una pila di lingotti d’oro [Stevebidmead Gold Ingots via Wikimedia Commons]

